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Tratto
da "NAUTICA" di Luglio 2000 |
Avviso
ai naviganti: “Di voi sappiamo tutto!”
da ITALTEL
Esplode il problema della riservatezza dei dati personali on-line.
Dai colossi della raccolta dati, alle schedature a fin di Bene
del Giubileo, dagli aspiratori pirata di dati altrui ai fornitori
di anonimato: il tema dell’identità virtuale e dell’identikit
commerciale dei cittadini è lo scenario di una guerra appena
abbozzata, ma foriera di sviluppi molto complessi.
“Il
livello di privacy elettronica è già a zero. Scordatevela”. (Scott
Mc Nealy - Presidente di Sun Microsystem)
No. Non è il John Wayne di “Eldorado” - cinturone quasi sul cavallo
(il suo, quello anatomico), passo dinoccolato, e Winchester portato
con noncuranza a canna verso il basso come un ombrellino da passeggio
- colui che ha pronunciato queste secche parole con tono strascicato
e ultimativo. Il signore in questione governa uno dei maggiori
produttori di computer e di software, e dice pane al pane. Certo,
si riferisce specialmente alla situazione americana, dove una
legislazione senza maglie protettive, davvero dissimile da quella
europea, permette a centinaia di interessati osservatori di sapere
cosa comprino e mangino i suoi cittadini. Il chi siano passa persino
in second’ordine: una grossa novità rispetto ai sistemi
di controllo e sorveglianza del passato, anche se soltanto filosofica.
Quando usiamo la carta di credito in rete o nei negozi, quando
usiamo un cellulare, quando “spendiamo” la nostra identità
elettronica per navigare in Internet o mandare e-mail, e a maggior
ragione quando visitiamo siti che lasciano sul nostro computer
i cookies - i “biscottini” che permettono di “marcare” i nostri
movimenti - in tutti questi casi noi lasciamo tracce digitali
che permettono di ricostruire i nostri percorsi, le abitudini
palesi e nascoste, persino ci˜ che ci manca o che potremmo acquistare
entro poco tempo: “Caro consumatore, è da un po’ che non compri
un paio di scarpe. Per te c’è uno sconto del 10% al negozio...
Messaggi di questo tipo negli Stati Uniti sono già realtà,
grazie a due macro organizzazioni per il trattamento e la gestione
dei dati personali, che operano rispettivamente su ogni accesso
a pagine web (la Double Click) e su ogni transazione, avvenuta
a qualsiasi latitudine del globo, attraverso le principali carte
di credito (la First Data). Si è così di fatto creata una sorta
di anagrafe dei consumi, che trasforma in denaro sonante ogni
informazione incrociabile con un’identità e dei comportamenti.
La First Data ha addirittura ispirato la creazione di un pool
di una ventina di banche, organizzatesi come una concessionaria
di pubblicità, che vende spazi mirati ad aziende interessate a
raggiungere i correntisti di cui possano preventivamente conoscere
abitudini e consumi, e che si traduce quindi in offerte e buoni
sconto da allegare agli estratti conto che gli Istituti in questione
inviano a casa.
Non è fantascienza, ma un’iniziativa che rappresenta ormai
un’arma convenzionale del marketing competitivo: esiste già
da qualche anno, e prende il nome di Usa Value Exchange, o Usave,
e la sua percentuale di successo è da due a tre volte superiore
rispetto alle consuete campagne di mailing.
Le
leggi opposte di Europa e Stati Uniti
Come si può intuire, siamo di fronte ad un nodo che, oltre
ad investire temi etici e temi riguardanti la sicurezza personale,
rischia di essere il centro del conflitto tra Europa e Stati Uniti
intorno ai destini del commercio on-line. Se il mercato americano
può contare su un laissez faire mitigato soltanto dai limiti
“naturali” della propria autoregolamentazione di sistema, l’Ue
invece ha stabilito regole severe che proibiscono addirittura
l’esportazione dei dati ai paesi che non tutelano la privacy,
e ne fanno usi commerciali. Sarà quindi molto “osservata”
l’annunciata iniziativa della Pilgrim Card: la Carta del Pellegrino
che il Vaticano intende commercializzare in occasione del Giubileo
in 12 milioni di esemplari, a prezzi compresi tra le 8 e le 40mila
lire. Oltre ad assicurare una gamma di servizi - prenotazioni,
garanzie di partecipare ad eventi, libero accesso ai mezzi pubblici
romani, tariffe telefoniche scontate - la smart cart contiene,
insieme ai dati personali, anche quelli relativi alla salute dell’acquirente.
Un’iniziativa senz’altro utile all’organizzazione del mega evento,
che raccoglierà e registrerà un impressionante numero
di dati, opzioni personali, movimenti: una sorta di mappatura
di massa, il cui uso postumo probabilmente indurrà in tentazione
anche chi è più vicino alla santità.
Se da una parte l’isolamento europeo in fatto di normative restrittive
rischia di frenare per un tempo indeterminato lo sviluppo del
proprio commercio elettronico, da canto suo l’ultra liberismo
americano rischia di propagare una serie di comportamenti al limite
del banditesco, che per molte ragioni che andremo a sviluppare,
sono anche all’interno dello spirito da selvaggio west che la
rete delle reti porta nel suo Dna da quando è nata.
Del resto la nascita di sistemi di certificazione che danno diritto
ad una sorta di bollino blu della correttezza riguardo al trattamento
dei dati personali - Trust e Bbb on-line - non ha riscosso molto
successo tra le aziende che fanno business sul web.
Le strategie risucchia-dati
Corollario obbligato della corsa ai dati, nonchè sorta
di sviluppo libertario dalla doppia morale, è il raid,
l’attacco.
Pensate alla composizione di una matrioska. Bambole via via più
grandi racchiudono quelle più piccole nel loro spazio interno:
un meccanismo in teoria infinito. Ecco che cosa può accadere
quando, per costruire il proprio patrimonio dati a fini commerciali,
si fa dell’hoovering - letteralmente si “risucchia” - qualsiasi
tipo di elenco sia disponibile liberamente su Internet e lo si
ricombina con i dati già in proprio possesso per farne
un archivio sempre più grande. L’avvenimento esemplare,
riportato sulla rivista americana Upside, ha come protagonistica
Four 11, un’azienda che lavora principalmente ad una corposa versione
on-line degli elenchi telefonici. Ebbene, i suoi computer ad un
tratto vengono assaliti da migliaia di consultazioni simultanee
che risucchiano gran parte dell’archivio. L’indagine rivela con
facilità - perchè si sa, le tracce digitali restano
- che il raid era partito da un potenziale concorrente, la Infospace.com.
Allo stesso tempo altre aziende on-line avevano subito assalti
analoghi. Il titolare di Infospace.com, nega però qualsiasi
responsabilità. Sostiene essersi trattato di uno tra i
più convenzionali, ovvero di un “Internet protocol spoofing”
che permette di entrare in rete da un falso indirizzo, assumendo
quindi una identità virtuale fittizia, ed in questo caso
anche deliberatamente ingannevole.
Questi sostiene che l’intera operazione va interpretata come una
spregiudicata strategia commerciale per gettare discredito sulla
sua azienda, giovane ma già molto ben posizionata sul mercato
dei dati. Il problema presentato da questa storia esemplare è
quello fondamentale della certezza dell’identità di emittente
e ricevente nel corso del loro rapporto: nodo che è al
centro di tutte le controversie sulle transazioni economiche in
rete; ed è anche una matrioska che ha inglobato nella sua
pancia capiente quello che avrebbe potuto essere un sistema molto
sicuro di denaro elettronico criptato, ideato da una azienda che
si chiamava Digicash.
L’imperfetto è d’obbligo perchè, dalle ultime notizie,
Digicash è fallita, sacrificata al grande potere della
conoscenza che oggi è nelle mani dei grandi circuiti delle
carte di credito. Matrioska grande mangia, o se volete, contiene,
matrioska piccola.
Il
caso Intel ed i codici ethernet
Oppure,
per come è nato, per le infinità di opzioni e di
comunicazioni, libere ed illimitate, che erano negli intendimenti
dei pionieri del cyber, l’idea di imporre delle regole troppo
ferree a Internet è poco praticabile. Il famoso Processor
Serial Number, il numero di identificazione inserito in origine
nella prima versione di Pentium III, tutelava maggiormente le
operazioni on-line, ma allo stesso tempo esercitava quella funzione
di controllo che la comunità dei cybernauti considera troppo poliziesca
e contraria allo spirito di Internet. La successiva opzione di
Intel per disabilitare il Psn, lasciandolo in certo senso dormiente
nella “pancia” della macchina, non ha di fatto disinnescato le
potenzialità di implacabile detector che questo numero di codice
più tuttora avere. E d’altra parte, ogni nuova soluzione
pare una coperta troppo corta, destinata a scoprire o il versante
privacy, rendendo tutto troppo trasparente, o il versante sicurezza
delle operazioni on-line. C’è poi la variabile Ethernet,
scheda presente in tutte le reti delle grandi aziende, ma anche
sui computer di cybernauti che esigono performance e velocità
di connessione, il cui codice viene potenzialmente ricopiato,
e quindi per certi versi domificato, in uno dei registri del sistema
operativo Windows. Certo, è un codice che non prende la
via della rete, ma è del tutto possibile progettare un
software che faccia da intercettore mentre il computer è
in navigazione, permettendo di localizzare ogni mossa, dati personali
e persino file prodotti da quella macchina. Microsoft promette
modifiche, ma le tracce digitali sono sotto lenti di ingrandimento
molteplici e multidirezionali, tanto che l’underground computing,
comprese le frange più business oriented, si sono rivolte
allo sviluppo di sistemi di crittografia che proteggano l’anonimato
degli utenti.
Cittadino
spiato, ti renderò anonimo
Posizione
anche politica, rivendicata dai cyberpunk, gruppi epigoni dei
cyberpunk, che dalla loro attività di diving traggono informazioni
da trasformare in progetti di crittografia che rendano i navigatori
di Internet liberi, oltre che dal controllo commerciale, anche
da quello statale. Ma l’occultamento dell’identità digitale ai
fini della riservatezza può anche essere un ulteriore fatto
commerciale, il cui sfruttamento, e la relativa liceità
dal punto di vista politico e legislativo, è oggetto di
discussioni molto accese. Ci sono comunque diverse opzioni, oltre
a quelle legate ad attività di underground computing: si
va dall’abbonamento ad Anonymizer - cinque dollari al mese e mandando
posta elettronica o navigando da www.anonymizer.com si può
fare dello spoofing senza lasciare tracce - al clamoroso sistema
di copertura crittografica che i baldi giovanotti della Hush Communication
Corporate, balzati agli onori della cronaca tutti meno che trentenni
come molti altri ragazzi prodigio del web, hanno fatto partire
dal paradiso caraibico di Antigua. Il loro sito, hushmail.com,
ovvero “posta bisbigliata”, permette di ricevere e spedire posta
con un software dotato di livelli di sicurezza altissimi, molto
veloce, realizzato in Java e criptato con un algoritmo di codifica
a 2.048 bit. Sono codici al riparo persino dall’occhio dei “bisbigliatori”,
ma la novità vera è che ci si trova davanti al tentativo
di imporre uno standard ed un marchio alle comunicazioni on-line
criptate. Certo i banner sul sito di Hush Communication non mancano,
ma è possibile il sopraggiungere di qualche colosso che
ha già fiutato l’affare e che voglia, perchè no,
riunire in un’unica flotta le navi pirata e i vascelli della regina.
Tra qualche mese sapremo, perchè in questo mondo, prima
o poi si viene a sapere tutto, ma proprio tutto.
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Tratto
da "Onda Quadra" di Marzo 2000 |
E' reato ascoltare via radio l’emittente
Bbc di Londra!
di Roberto PAVANELLO
Qualche tempo fa avevo affermato dalle pagine
di questa Rivista che, in un paese democratico come l’Italia,
non è reato ascoltare i programmi radiofonici provenienti da paesi
contro di noi belligeranti
Oggi mi vedo costretto a scusarmi con tutti i
lettori e col Signor Giovanni Miraval con cui avevo polemizzato,
in quanto domenica 14 novembre mi sono reso conto che ancor oggi
in Italia è un reato punibile con una contravvenzione di 4.030.000
lire, aumentata a 8.060.000 lire se non si effettua il pagamento
entro 60 giorni, ed il sequestro di tutte le apparecchiature per
l’ascolto di Radio Londra!
No, non sono impazzito, è tutto vero, è quanto mi è successo in
quel giorno in un Camping di Mestre ove mi trovavo con alcuni
amici, come me appassionati di ascolto di stazioni broadcasting,
le normali stazioni di radiodiffusione, siano esse le megapotenti
stazioni internazionali Bbc o Voice of America, che le piccole
stazioni andine o indonesiane.
Stavamo preparandoci al ritorno quando si è presentata una squadra
della Polizia Postale di Venezia che ha iniziato un accurato e
pignolo controllo di tutte le apparecchiature in nostro possesso.
Probabilmente speravano di trovare chissà quali pericolosi delinquenti
o quali illegali apparati trasmittenti e trovando solamente dei
comuni ricevitori con copertura fino ad un massimo di 30.000 kHz,
per i quali non è richiesta nessuna autorizzazione per il possesso
ed utilizzo, hanno richiesto a tutti i presenti la licenza di
S.w.l.
Ora, come tutti saprete, la licenza di S.w.l. abilita alla ricezione
delle stazioni radioamatoriali operanti sulle bande assegnate
al servizio di radioamatore e null’altro, ed è assolutamente inutile
per sintonizzare le stazioni broadcasting in quanto, ai sensi
dell’articolo 318 del D.p.r. 156 del 29.3.1973, l’unico adempimento
richiesto per svolgere tale tipo di ascolto è quello di essere
in regola col pagamento del canone Rai.
Io non sono titolare di licenza S.w.l., in quanto dal lontano
1975 ad oggi ho sempre ed unicamente sintonizzato stazioni broadcasting.
Risultato? Sequestro delle apparecchiature (un ricevitore EGZ
DX 10, un ricevitore Icom R71E, vari accessori EGZ e pure l’antenna
filare! Le cuffie hanno avuto, dopo breve discussione fra di loro,
la bontà di lasciarmele), 4.000.000 di contravvenzione per violazione
dell’articolo 195/2 D.p.r. 156/73 “sprovvisto di autorizzazione
PT” e, udite udite, più lire 30.000 in quanto i miei ricevitori,
ripeto ricevitori, come anche indicato dal verbale, “producono
emissioni di potenza e/o frequenza non rispondenti alle norme
stabilite per la prevenzione e la eliminazione dei disturbi alle
radiotrasmissioni e alla radioricezioni”.
Sarebbe tutto da ridere, se non ci fosse da piangere, se non si
avesse la dimostrazione che non siamo cittadini ma sudditi in
balia ad autorità che non conoscono le leggi che dovrebbero far
rispettare, che non sanno che la stessa Rai emette sulle onde
corte e quindi si ha il diritto di possedere un ricevitore per
poter ascoltare il servizio pubblico per cui si paga un canone!
Due curiosità finali.
1) Nel 1986 sono entrato in Berlino Est con un ricevitore ad onde
corte. Mi è bastato dichiararne il possesso al Vopos di guardia
al Muro.
2) Al momento del raid uno dei miei ricevitori era sintonizzato
su Radio Capodistria, l’altro sulla Radio Vaticana. 4.030.000
di contravvenzione perchè ascoltavo la Messa del Papa!
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